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La rivoluzione in tavola di Cristoforo Colombo

Animali, frutta, verdura e altro ancora giunti sino a noi dopo la scoperta dell’America

Tacchino o meleagris gallopavo, di cui noi ignoravamo perfino l'esistenza quando le popolazioni azteche lo allevavano in grande quantità ritenendolo un cibo squisito e dotato di particolari virtù terapeutiche; ebbene già nel 1500, pochi decenni dopo l'avventura colombiana, questo volatile da cortile, pregevolissimo per il sapore delle carni, era assai diffuso in buona parte dell'Europa e specialmente in Spagna, Inghilterra, Francia e Germania dove veniva chiamato pollo d'India (da cui deriva la voce dialettale dindio che serve per designare quel gallinaceo in molte province del Veneto).

Mais o granturco: fu uno dei primi e insoliti cibi che Colombo gustò arrivando in America. Gliene portò alcune pannocchie una pattuglia dei suoi uomini spintasi in esplorazione all'interno di Cuba, dove gli indigeni erano soliti nutrirsi prevalentemente con una strana farina gialla cotta nell'acqua e ridotta in polenta. Nel 1498 il navigatore genovese, in una relazione ai re cattolici, scrisse di suo pugno una particolareggiata descrizione di quello sconosciuto cereale. Riferendosi al suo incontro con gli indigeni verso la punta di Alcatraz, Colombo precisava: gli indiani fecero portare del pane e frutta di molte specie e vini di varie sorta, bianchi e colorati; ma anziché di uva pare siano fatti con diverse qualità di frutta; così deve essere di quello di mais, che è una sementa che fa una spiga a guisa di pannocchia, che io trassi di là e ne ho già mandata molta in Castiglia. Il che significa che gli aborigeni utilizzavano il granturco anche per ricavarne una bevanda.

Peperone: questo vegetale, destinato a divenire in breve popolarissimo presso tutti i popoli europei, venne descritto nel diario del navigatore italiano alla data del 15 gennaio 1493. Parlando della zona che circonda il golfo di Samaná, nell'isola di Haiti, egli dice: i miei uomini vi trovarono molto ají, che gli indigeni usano come fosse pepe e che vanta maggiori pregi del nostro, perché esso stesso può considerarsi vera e propria pietanza per chi riesca a sopportarne il sapore assai forte. Niuno, là, mangia senza il condimento di questo aroma; in un anno se ne potrebbero caricare in questa isola ben 50 caravelle.

Patata: è certamente, assieme al pomodoro, il vegetale commestibile più importante introdotto dall'America in Europa. Con ogni probabilità Colombo ne ebbe conoscenza. ma non lo ritenne degno di particolare attenzione; pertanto la patata giunse nel vecchio continente soltanto fra il 1550 e il 1558 per merito del viaggiatore francese Charles de Lécluse. Le prime varietà importate producevano tuberi di sapore acre che venivano somministrati al bestiame o servivano per la mensa delle classi più povere; fu Parmentier che, nel 1700, riuscì a diffondere il consumo della patata, facendola ammettere perfino alla tavola del re.

Pomodoro: va ricordato che esso arrivò in Europa sotto forma di seme; le piante che ne nacquero vennero dapprima utilizzate solo a scopo ornamentale perché ritenute velenose.

Ananas: attirò l'interesse di Colombo durante il secondo viaggio nel nuovo mondo, verso la fine del 1493. Alla Guadalupa il navigatore, secondo quanto egli stesso afferma nel suo giornale di bordo, scoprì delle frutta che avevano l'aspetto di pigne verdi, tali quali le nostre, ma molto più grosse e con dentro una polpa massiccia come quella del melone, ma di sapore e odore più soave; e queste frutta nascevano da piante somiglianti ai gigli ed agli aloe spontanei per le campagne. Più tardi però riuscì ad accertare che le qualità migliori di questo frutto provenivano da piante coltivate. E infatti nell'ultimo viaggio compiuto da Cristoforo Colombo nel 1503 gli equipaggi delle caravelle ebbero modo di ammirare vaste piantagioni di ananas lungo le coste centrali americane.

Tabacco: fu considerato come la più grossa novità portata dai marinai di Colombo al loro ritorno in Portogallo. Già nel primo viaggio essi avevano visto fumare le strane e sconosciute foglie arrotolate dagli abitanti di Cuba o bruciate in strane tazzine (le future pipe) da indigeni di altre regioni; quando ripresero il mare verso la Spagna tutti i membri degli equipaggi aspiravano ininterrottamente il fumo della nuova erba chiamata tabaco e destinata a suscitare notevole interesse tra i gentiluomini della corte della regina Isabella. In seguito, l'ambasciatore francese a Lisbona, Jean Nicot (da cui avrebbe preso nome la nicotina), avuta notizia delle singolari foglie giunte dall' America, se ne procurò alcune e le spedì in omaggio a Caterina de' Medici che, accesa di entusiasmo per quanto i suoi cerusici credevano di avere ravvisato nella nuova erba, la definì capace di guarire tutti i mali immaginabili e la chiamò erba santa o erba della regina. Ma più tardi il nome di tabacco prevalse ed il suo uso si diffuse rapidamente, anche se dapprima soltanto gli speziali avevano il diritto di venderne e unicamente su ricetta medica. Nel 1700 il governo francese stabilì particolari vincoli e una speciale imposta sullo smercio del tabacco, imposta che raggiunse in breve un gettito di oltre cinque milioni di franchi-oro; fu durante la Rivoluzione francese che venne concessa la più ampia libertà per tutti i cittadini di coltivare, vendere e preparare tabacco, e ciò appunto permise a tale Robillard di costruire la prima enorme manifattura a Parigi, sul Quai d'Orsay, e di accumulare una astronomica ricchezza.

Manioca: dalle radici di questa pianta, diffusissima nelle regioni calde del nuovo continente, si ricavano le migliori qualità di tapioca. Le consuetudini alimentari degli indigeni ed il largo uso che si faceva di questa specie di tubero opportunamente triturato incuriosirono assai lo scopritore delle Americhe, che si preoccupò di portare in Spagna la ricetta di una popolare e gustosa focaccia indigena chiamata cazabi: nome da cui deriva certamente l'attuale definizione di cassovo. con la quale in tutta la parte centro-meridionale del nuovo continente viene indicata la farina di manioca, che costituisce uno dei cibi più comuni ed uno degli ingredienti maggiormente impiegati nella locale cucina tradizionale.

Zucca: considerata ormai come una fra le verdure più diffuse nei Paesi mediterranei, fu introdotta in Spagna e in Portogallo, dove inizialmente subì la stessa impopolare sorte del pomodoro; solo dopo un periodo particolarmente acuto di carestia le classi meno abbienti cominciarono a cucinare e mangiare gli enormi frutti della cucurbita maxima, avendone potuto accertare nei duri tempi precedenti la completa innocuità.

Arachidi: vengono raccolte in quantità enormi all'interno della fascia centro-sud americana compresa tra i due tropici. Erroneamente ritenute di origine africana, vennero invece scoperte dai marinai spagnoli, appena sbarcati nel nuovo mondo, che le battezzarono nocciole di terra o noccioline americane (come vengono comunemente chiamate ancor oggi); assai buono e largamente usato nei Paesi caldi è l'olio che se ne ricava.

Cacao: vanta un esordio ben più fortunato di quelli che ebbero in Europa il pomodoro e la zucca. Cristoforo Colombo fece il suo primo incontro con le bacche della straordinaria pianta nel luglio del 1502 all'interno di un isolotto dove il cacao era usato come moneta di scambio (consuetudine riscontrata anche vent'anni dopo da Ferdinando Cortes nel Messico). Eccone la descrizione nella elaborata prosa di Fernando, figlio di Cristoforo Colombo: nell'isola di Guanaia o Guanara mio padre trovò molte di quelle mandorle che han quelli della Nuova Spagna per moneta. Le quali pare ch'eglino anco avessero in grande stima, perciocché io notai che cadendo alcune di queste mandorle, subito si piegavano in pigliarle come se lor fosse caduto un occhio. Nel 1515, in Spagna, si gustò per la prima volta il cioccolato (nome che deriva dalle parole messicane (choco, cacao, e lat, acqua), ma il suo uso venne inizialmente ostacolato dal clero soprattutto ad opera di un certo padre Brancaccio, che scrisse una violenta diatriba de uso chocolatae, e fu solo nel settecento che caddero le prevenzioni contro la saporita e nutriente bevanda.

Coca: questa pianta fornisce le foglie dalle quali viene estratta la cocaina, alcaloide largamente impiegato in medicina e chirurgia. I marinai di Colombo videro masticare dagli indigeni panamensi un impasto di queste fronde sminuzzate e mescolate con calce, e ne constatarono assai sorpresi l'azione energetica ed eccitante; perciò furono indotti a portare in Europa una provvista di quelle foglie miracolose ed anche i semi per trapiantarli nelle campagne iberiche, dove però non attecchirono.

Fico d'India e agave: sono piante che allignarono subito, come pure in tutto il bacino del Mediterraneo, condizionando addirittura il paesaggio di vaste regioni.

Dalia: questo magnifico fiore che cresce oggi comunemente in tutti i nostri giardini è pure esso di provenienza americana, ma nella sua terra d'origine nessuno aveva mai fatto caso alle caratteristiche ornamentali che presentava. Anche in Europa, all'inizio, la pianta destò interesse unicamente per le qualità commestibili dei suoi tuberi e solo nel 1700 un certo signor di Mongolfier, che abitava ad Annonay, ricevendo da un amico residente nelle Isole Maurizio alcuni cespi di dalia di particolare bellezza, cominciò a considerarli come elementi decorativi e a diffonderne la coltura. La dalia cresce spontanea nel Messico e gli indigeni la chiamano acocotili; l'attuale nome botanico le venne attribuito dall'abate Cavanillès, direttore dei giardini reali di Madrid, che ne diede la prima descrizione scientifica e la designò con quel termine in onore del botanico svedese Dahl, allievo e collaboratore de' grande naturalista Linneo.

Scritto da Rol nel 518° anniversario della scoperta del Nuovo Mondo
Fonte:
https://www.reportonline.it/Tempo-Libero/che-ci-porto-colombo-dallamerica.html

Autore: Rol
Il: 20/03/2018
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